Fini e scopi

  • L’Ufficio Diocesano Pellegrinaggi (UDP) è un servizio di organizzazione e promozione di pellegrinaggi e itinerari di turismo religioso, adunanze, convocazioni, raduni di preghiera,  – in Italia e all’estero – offerto dalla Diocesi di Mileto Nicotera Tropea. Esso si presenta anche come un valido supporto tecnico e pastorale per i sacerdoti responsabili di comunità cristiane, locali e non, che desiderano promuovere pellegrinaggi convegni, raduni, convocazioni, con gruppi e singoli.
  • A seconda delle leggi regionali,si può configurare ed essere autorizzato ad operare come Agenzia viaggi. Anche se Lourdes, Fatima, Terra Santa, Roma, Loreto e San Giovanni Rotondo rappresentano il nucleo più importante dell’attività dell’UDP, sono numerose le altre mete, in Italia e all’Estero.
  • L’ Ufficio ha per scopo di promuovere, organizzare e dirigere, con stile pastorale religioso, pellegrinaggi diocesani ed interparrocchiali e la partecipazione a pellegrinaggi nazionali e internazionali, a raduni di preghiera, a convocazioni nazionali e internazionali, alle udienze papali. Inoltre si mette a servizio dei pellegrinaggi parrocchiali, delle associazioni, dei gruppi formali e non,

Finalità dell’UDP sono:

  1. Fornire al pellegrino un tempo con strumenti e opportunità particolari, per un cammino spirituale comunitario e per un’esperienza profondamente religiosa, ancorata alla dottrina della Chiesa e del Vangelo, con attenzione a “tutto l’uomo”.
  2. L’UDP inteso quale strumento per la promozione, l’organizzazione, l’animazione dei pellegrinaggi diocesani, di incontri di preghiera, adunanze nazionali, internazionali, favorisce un’autentica pastorale del pellegrinaggio come servizio al Vangelo e alla consapevole appartenenza alla Chiesa.
  3. Particolare attenzione viene data alle sorelle e fratelli ammalati impegnandosi a promuovere, con le organizzazioni presenti in diocesi, iniziative di spiritualità per ammalati; coordinare le attività diocesane in favore degli ammalati; organizzare pellegrinaggi per sani ed ammalati presso Santuari italiani ed esteri e curare la formazione del personale con incontri di spiritualità e aggiornamento.
  4. L’UDP è l’organismo ufficiale con il quale la nostra Chiesa locale intende promuovere e dirigere spiritualmente i pellegrinaggi che la diocesi o le parrocchie vogliono effettuare verso i diversi santuari locali, regionali, nazionali o internazionali, in occasione di particolari anniversari, incontri di preghiera, adunanze, convocazioni di associazioni e movimenti a livello nazionale e internazionale.
  5. Il buon svolgimento del lavoro dell’ UDP è garantito da un incaricato diocesano, il direttore dell’Ufficio pastorale pellegrinaggi, investito di responsabilità specifiche nell’ambito di un progetto pastorale complessivo guidato dal Vescovo della Diocesi.
  6. Nell’organizzazione dei pellegrinaggi l’UDP si appoggia ad alcune grandi Organizzazioni  per poter affrontare il pellegrinaggio con nuove tipologie di trasporto, per es. l’aereo, ed avere la garanzia di buoni servizi con prezzi contenuti avendo una maggiore capacità di contrattazione con i fornitori,

Da che cosa può dipendere la buona riuscita di un pellegrinaggio?
Per dare una risposta dobbiamo intenderci sul termine “riuscita”. Questa parola sembra voler sottolineare che il pellegrino “esce ancora una volta, ri-esce” da un’esperienza forte, qual è quella del pellegrinaggio, rinnovato interiormente, rafforzato nella fede, rincuorato nella speranza e deciso a fare la scelta evangelica dell’amore perché l’incontro con Dio ed i fratelli gli hanno aperto degli orizzonti nuovi di impegno concreto. Ruolo più significativo e determinante in questa esperienza è quello della Grazia di Dio che compie sempre meraviglie nel cuore degli uomini. I giorni del pellegrinaggio sono tempi di grazia: il Signore si serve di tutto, anche della più piccola occasione, per illuminare, correggere, scuotere e cambiare il cuore e la vita degli umani.

Vedendo come vengono vissuti alcuni o tanti pellegrinaggi, potremmo chiederci se non avessero forse potuto produrre frutti più significativi se il pellegrino fosse stato aiutato prima del pellegrinaggio a preparare le condizioni di spirito necessarie per accogliere il dono di Dio? O ancora: i frutti non sarebbero stati più duraturi nel tempo se quel pellegrino avesse avuto alle spalle una comunità che, dopo averlo preparato, lo accoglie poi per sostenerlo nel suo impegno? Pertanto sono due gli aspetti da tenere presenti: quello dell’azione di Dio, che ci assicura che Egli è sempre all’opera nel del cuore degli uomini e quello che comprende tutto l’impegno personale o comunitario che può determinare migliore disponibilità interiore per accogliere il dono di Dio.

Tutto questo ci porta alla pastorale del pellegrinaggio, prima e dopo. La pastorale è quel complesso di mezzi attraverso i quali si raggiungono gli obiettivi e i risultati che si desiderano o almeno si auspicano. C’è una pastorale dei sacramenti, della famiglia, sociale, del tempo della malattia … e c’è una pastorale del pellegrinaggio attraverso la quale si cerca di promuovere pellegrinaggi che siano spiritualmente fruttuosi, sia per le persone che li compiono sia per le comunità che li promuovono. In questa prospettiva il pellegrinaggio non può essere un “incidente di percorso” se non si vuole che sia destinato all’inefficacia. Troppo si decide un pellegrinaggio come evento riempitivo e non come momento inserito nel cammino di programmazione pastorale che si fa ogni anno.

In concreto ogni pellegrinaggio dovrebbe prevedere quattro tappe, tutte importanti allo stesso modo:
– preparazione lontana
– preparazione prossima
– svolgimento del pellegrinaggio
– ritorno e memoria del pellegrinaggio.
Su ciascuna di queste tappe alcune brevi indicazioni.

1. Preparazione lontana
L’ottimo sarebbe che coloro che prenderanno parte al pellegrinaggio fossero persone normalmente inserite nella pastorale ordinaria della comunità parrocchiale, del gruppo, del movimento o associazione. Così è possibile la formazione catechetica e spirituale attraverso un cammino di fede che porti la persona a sentire l’esigenza di vivere la ricchezza del pellegrinaggio. L’esperienza dimostra che i gruppi migliori di Terra Santa sono quelli che provengono da quelle comunità che li hanno promossi dopo una serie d’incontri biblici. Non c’è nessun pellegrinaggio che non sia idoneo ai giovani: basta che nell’arco dell’anno pastorale essi vengano motivati e preparati da un lavoro fatto insieme con il sacerdote e gli animatori. Il pellegrinaggio non può essere un evento isolato; ma va piuttosto costruito ogni giorno nella comunità cristiana. Tutto questo senza precludere la possibilità di un pellegrinaggio a chi vive ai margini di una vita ecclesiale o di una pratica religiosa. Anzi per questi il pellegrinaggio può diventare un importante momento di grazia, l’inizio di una nuova evangelizzazione.

2. Preparazione prossima
Una volta pubblicizzato il pellegrinaggio, è bene prevedere alcuni incontri specifici per conoscere la mèta, il Santuario, la sua storia e il messaggio… Questo per evitare lunghe e ripetitive spiegazioni durante lo svolgimento del pellegrinaggio. È raccomandabile almeno un incontro con chi condurrà il pellegrinaggio, cioè l’accompagnatore tecnico, l’assistente spirituale e, per pellegrinaggi in Terra Santa, la guida biblica. Essi potranno fornire tutte quelle indicazioni di carattere tecnico-organizzativo che serviranno per un ordinato svolgimento dell’itinerario. Ma anche e soprattutto offrire alcune indicazioni circa l’atteggiamento interiore da assumere durante il pellegrinaggio per poter accogliere gli imprevedibili doni di Dio.

3. Svolgimento del pellegrinaggio
Durante lo svolgimento del pellegrinaggio, nulla va lasciato all’improvvisazione. Il senso della professionalità deve sollecitare i responsabili ad incontrarsi per preparare le modalità di sviluppo del programma. Un programma spiritualmente serio e significativo deve prevedere tempi spirituali come le celebrazioni eucaristiche o penitenziali, le catechesi e alcuni momenti di incontro e di confronto tra i pellegrini stessi. La presenza dell’assistente spirituale durante il pellegrinaggio non deve limitarsi alla celebrazione eucaristica; il sacerdote cammina insieme ai fratelli pellegrini per aiutarli nella comprensione della Parola di Dio e ad accogliere quanto lo Spirito dice a ciascuno nei giorni del pellegrinaggio. Il pellegrino non deve fermarsi soltanto alle emozioni. Compito dell’assistente spirituale è di aiutarlo a passare dalle emozioni alla concretezza degli impegni successivi, aiutandolo a discernere delle possibilità offerte dalla comunità. Per questo paiono utili gli incontri di apertura o di chiusura del pellegrinaggio. Nella verifica finale i pellegrini sono invitati a condividere con gli altri compagni di viaggio sentimenti, emozioni, propositi maturati. L’assistente spirituale s’inserirà in questo discorso per proporre impegni concreti per il dopo pellegrinaggio.

4. Ritorno e memoria del pellegrinaggio
Al rientro, abbandonare i pellegrini a se stessi potrebbe essere un grave errore pastorale. Come la comunità cristiana li ha aiutati nella preparazione così essa deve ora essere al servizio del pellegrino che ritorna dopo un’esperienza spiritualmente forte. Convocare i pellegrini per degli incontri di verifica sul loro modo di vivere il pellegrinaggio della vita di tutti i giorni è offrire un aiuto concreto perché si mantengano nei buoni propositi. La comunità da cui il pellegrino è partito deve poi accoglierlo ed essergli di sostegno in modo tale che tutta la comunità ne esca arricchita. Le feste mariane possono essere una bellissima occasione per riunire i pellegrini: significativa è la data dell’11 febbraio per i pellegrini di Lourdes o il 13 maggio per quelli di Fatima oppure le celebrazioni della Settimana Santa per i pellegrini della Terra Santa. Rimangono i pellegrini individuali, quelli che senza far parte di un gruppo, decidono di fare un pellegrinaggio, spesso iscrivendosi presso grandi Organizzazioni. Al di là delle motivazioni che li hanno portati a questa decisione, c’è un vasto campo pastorale che coinvolge tutti gli operatori pastorali che con modalità diverse vengono a contatto di questi pellegrini isolati: sacerdoti
confessori, accompagnatori tecnici o assistenti spirituali. Lasciamo alla grazia di Dio operare nel cuore di ogni pellegrino, nella certezza che Egli può far fare inimmaginabili cammini di conversione e crescita.